Ritorna opaco alla memoria il pensiero di te. Ricordo i tuoi occhi bruciati dal sole, e l'odore dolce della salsedine che avevi addosso, la livida corrente che ti trascinava lontano, e la schiuma indicibile erompere l'azzurro mare. Ricordo quella notte di fine estate, la tua carezza, l'ultimo brivido che mi arrivò al filo della schiena, l'ultimo attimo di vita che ci ha uniti. Scoprire alla mattina, tracce d'onda sulla sabbia, come un passo d'uomo che è passato: ho sempre pensato che fossi tu, e non certo un relitto abbandonato. Padre, ancora oggi, paziente t'addendo, come la sabbia attende la sua onda, come i gabbiani attendono il loro continuo migrare, la mia vita pare spegnersi là dove comincia il quieto respiro del mare. E mi basta vederlo tra le persiane appena schiuse, mi basta sentire la sua voce, ascoltare le sue parole, e nell'attraversare la sua riva, ritornare bambina, lasciandomi meravigliare la mente da una conchiglia marina, con dentro la sua canzone. (III classificata alla seconda edizione del Concorso Letterario di Narrativa e Poesia "PAROLE PER COMUNICARE") .


La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare. (Arthur Schopenhauer)
Ho lasciato protetta tra le braccia spumose del mare, una bottiglia con dentro conservato un messaggio. Quello che ho scritto è l'istante di un'emozione mantenuta nell'anima e bruciata dal salino della sofferenza. Sulla battigia ancora oggi fluttua il suono del mio respiro, in armonia con il lento frusciare della risacca. Attendo che il mare con la sua corrente mi consegni una voce, che possa accarezzare le mie fragili sponde e assopire il mio tormento. Sosto lungo l'arenile, osservo la sabbia defluire dalle mie dita, aspetto il ritornare pulsante dell'onda, e la morte del suo flusso.Antologia “Il Mare” – Progetto “Poesiaerivoluzione.it” edizione luglio 2010

Scrivo parole d'amore da una stanza domestica destinata ad accogliere la mia presenza. I fumi morbidi della sera intorbidano i vetri e cancellano il profilo trapuntato delle stelle. L'atmosfera non è poetica, ma i versi sono già scritti nel tuo sguardo confine ultimo al mondo. Il tempo s'è come arrestato, spoglio com'è di speranza e di programmi di vita. Il male non ha una sola voce, induce a far rumore, l'amore è mansueto e si avvicina alla quiete. Seguo il frastuono dell’anima, il sublimarsi della mente,al cospetto di un foglio, parole fendenti di luce.
Antologia d’amore - I Edizione Concorso di Poesia “Alda Merini” 2010 con la poesia “Lettera d’amore”.
 
TACCHIASPILLO 
Quei centimetri di troppo tra cultura e ignoranza
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A PABLO NERUDA

Pablo, ho respirato nelle tue poesie
la fragranza del tempo sepolto,
il dono di un amore che cammina
e angoli di cielo che danno
luminosità ai giorni che passano
. La bellezza del mare giunge mutare
il colore delle mie emozioni,
i tuoi versi sono lucenti proiezioni
che danno nuova fiamma ai miei sogni
consumati dal frastuono di ogni giorno
. Pablo dalla tua mano canta la terra
calata nell'ombra del crepuscolo
avvolta in una pace perfetta
d'altre date a noi distanti
. Prendo i tuoi suoni e
li stringo al mio cuore
tento di riempire la mia anima
della loro bellezza, di bere dalla tua
fonte e dissetarmi delle tue parole
. Magico inganno nelle mie mani
un ultimo alito di rime discordanti
e poi ritornare alla vita di sempre
guardando attraverso l'anima delle cose.

Selezionata I Concorso "Scrivi per O'Clock - 2010"
L'AMICA PENNA

Era autunno, il giardino impallidiva
sotto ai miei occhi,
quando la poesia mi entrò nell'anima.
Non so da dove venisse, forse
dal mare, dal cielo, dal fiume
forse un aquilone la portò a me,
oppure un uccellino canterino.
Ricordo solo che si presentò
cosparsa di un tenue profumo
di primule, umide di rugiada.
Entrò nel mio cuore come un
vortice di fiamma.
Sfiorò il mio volto con la
delicatezza di un battito d'ali.

M'AGGIRO PER QUESTO SENTIERO

M'aggiro per questo sentiero che mena alla vetta,
sento accanto a me il respiro lievissimo
dei monti.
Questa voce errante, evoca suoni
che ricercano le più intime fibre dei
miei pensieri: desideri di gioventù
sogni dell'infanzia, malinconie profonde.
Consumo il passo,
guardo il gelsomino notturno
dischiudere le sue labbra al battito
d'ali di una farfalla,
guardo i pioppi distendere a mezz'aria
la frangia verde di fogliame e
snodarsi verso un'indefinita lontanza.
Mi sento una dolce preda desiderosa di
farsi abbracciare a sorsi dall'ombra
di queste montagne.
Parlo con loro, una lingua comune,
tanto comune da rilevare un'intima
confidenza.
Le mie parole raccolte dal vento,
precipitano a valle, s'incontrano
con il flutto lento del fiume,
si flagellano sulla scogliera
affiorante dal mare.

Segnalazione Particolare nella I°Edizione-Anno 2002 del Premio Internazionale di Poesia "Montagna Viva"

(Aquerello "Tulipani" - F. Lucidi Giugno 2008)

SOPITO CON DOLCE DECLIVIO

Sopito con dolce declivio
affiori nella mia mente come
l'immagine di un sogno vagante.
Per tante strade mi raggiro,
io, piccola instabile macchia vivente,
fra nevrosi e apatie.
Nelle acque si rispecchia l'ardita
guglia del campanile, un alone di favola antica,
Da lontano, ripide s'alzano le montagne,
e altre montagne ancora, fragili
rocce consumate dal tempo.
Nei versi di esule poeta
scorre un'onda di malinconia
e voluttuoso languore.
Nelle parole perse in un foglio,
raccolgo il fresco rogoglio
di un amore appena sbocciato,
in grembo ad una natura impura.
Attingo dal verde scrosciare
della vallata, la notte glauca.
Lo specchio lunare scorre sui
rami copiosi di resina, e riflette la sua
luce sul respiro impalpabile del fiume.
I miei occhi tra la spuma in corsa,
sembrano due perle
galleggianti nel cristallo ialino.
Il cammino dolce delle acque,
agevolano lo scorrere dei miei pensieri.
La strada del ritorno stasera,
sembra più corta.

Segnalazione Particolare nella II°Edizione-Anno 2003 del Premio Internazionale di Poesia "Montagna Viva"

 

(Aquerello - "Il fiume" - F. Lucidi 2009)

SILENZIO E'...

Il vento che stende le sue mani leggere, è silenzio. Le onde fluttuanti sopra un mare immobile di luce, è silenzio. Silenzio è il nostro amore, che ci illumina il cuore quando la vita è in tempesta. Silenzio sono le parole pensate ma non dette. Il perdono che si concede al nemico è silenzio. Una donna che arreca con la sua bellezza benefici agli uomini, è silenzio. Silenzio è la mente umana, che si apre all'infinito, Silenzio è un rosario recitato, che fa eco ai voli e ai tremoli festosi di uccelli in aria. Un luogo qualunque, dove non c'è guerra, è silenzio. La brezza carica di profumi, è silenzio. Desiderei rimanere a lungo il silenzio, ma la vita mi spinge a riprendere la strada.

Pubblicata sull'Antologia "Il Silenzio" in occasione dell'VIII edizione del Premio di Poesia "BEATO GAETANO ERRICO".
L'INVISIBILE MINA

Sadin, i tuoi occhi umiliati dalla vita, guardano intorno lacoperta di mare. Dietro l'intimità delle tue pupille intravedo stille di ghiaccio che aspettano un amaro vapore per sciogliersi sul viso. Sadin, quante corse sui campi, mentre prendevi a calci il pallone, e inseguivi il sospiro balsamico di eterno bambino. Ti vedo sfogliare il cielo mentre sulla spiaggia ti lasci bagnare da liquidi suoni primaverili. Sadin il respiro del sole, rammneda le tue ferite, forse per te sarebbe più facile volare. Chiudi gli occhi, pensa di essere uno di quei gabbiani che schiaffeggiano il soffitto del mare. Dimentica per un istante quella mattina quando per rincorrere una farfalla hai smesso di camminare.

(III CLASSIFICATA - Sezione Poesia Inedita – Concorso Internazionale di poesia e narrativa Cilia Rosa)

CANTO D'ESTATE

Immersa nella calma del meriggio estivo, evoco immagini di una vita attutita in un oblio senza età. A farmi compagnia, l'irto pungitopo arenato, ma orgoglioso, tanto da assurgere erte all'insù. I vapori dell'acqua esauriscono, e con essi le piume argentee dell'alcedine, che lentamente si fonde, con l'azzurro del mare, tutt'uno con il chiarore del cielo. Corro sulla sabbia, inseguendo la melodia salmastra. Affosso i piedi là dove il liquido salino si attenua. Le mie orme sembrano note musicali, segnate sul pentagramma, l'armonia è il cadenzare delle onde, e con l'orecchio attento, seguo le varie sfumature che sopraggiungono. Leggo come su uno spartito, la musica alterna del mare. Raccolgo con gli occhi le ghirlande di spuma che imbiancano la riva. E' una nuova tonalità, che dà l'impressione della morte del tempo.

MENZIONE SPECIALE - Secondo Concorso Nazionale Poesia in Notes 2007 - "L'uomo e il Mare" - Ennepilibri

PENSIERI E PAROLE
Come definire la vita? Sicuramente un gioire di colori, la pittura di luce di una stagione mutevole, un insieme di rumori confusi tra il delicato odore di verzura fresca e un tenue soffio d'aria. Ma non solo, si direbbe che alcune volte la vita voglia riposarsi dopo il dono di radiose giornate, allora ecco i primi ostacoli da superare... E quando viene a mancare ogni emozione? Ecco la vita essere niente! Nella vita tutto può finire, tutto può accadere. La sorte sembra determinare le nostre azioni e il tempo continua a scivolare via... Una nuova ruga disegna il volto e sui capelli, piccole macchie di colore. In ognuno di noi c'è la voglia di volare, saltare in libertà tra i rami in fiore, volteggiare nel cielo azzurro, cinguettare confusamente al tramonto. Lampi di idee improvvise germogliano nella mente, tenendoci lontani dalle comuni leggi di esistenza e quello che prima ci appariva irrealizabile come un'ambita e preziosa meta da raggiungere, ora diventa realtà, fino a perdersi nell'ultima ora del giorno quando la luce cancella ogni rumore. Perchè la vita è fatta di piccole cose e solo uno stonato non gode di queste note. Questo è il concetto espresso nelle mie poesie. Ho voluto nominare la raccolta Pensieri e Parole, perchè quello che ho scritto non sono delle vere poesie quanto dei pensieri. Con la voce esprimo il mio pensiero, con la scrittura fisso le parole. "Che altro è lo scrivere che un parlare colla penna".
 
  Ultime cose
Il mio profilo

L'ESSENZA DEL TUO PROFUMO

Presso il tuo petto mi chino a sentire l’odore della tua pelle. E tra le cavità sconosciute del tuo corpo, cerco di riconoscere l’essenza del tuo profumo. E’ fresco come il glicine, quel glicine che da anni trabocca nel mio giardino. E’ delicato come il volo di una farfalla, quella farfalla che nelle notti d’estate, si lascia incantare dalle lampare sul mare. C’è fragranza di luce sulla tua pelle,freschezza di rugiada mattutina sul tuo sorriso, odore di grano sui tuoi capelli sparsi al vento. Intima la mia mano che esplora ogni incavo di te. Il mio stesso corpo avvolto dalla giovialità del tuo amore. Profonda la sensazione al tuo contatto. Sfioro i tuoi capelli fini come il fiato. Il mio palpito s’arresta sul tuo sguardo. Un respiro di sicurezza si perde nelle tue parole. E’ un sentimento intenso il mio, una sorgente di emozioni, che nasce sulle tue labbra e muore sulla mia bocca.

(ANTOLOGIA DELL'AMORE - Le più belle poesie d'amore selezionate alla nona edizione del Premio Editoriale Penna d'Autore 2001)

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90 MINUTI
Il volto è affilato dalla tensione,
il cuore palpita come vele al vento,
è una magnifica sera d'estate.
Con gli occhi attaccati allo schermo
guardo lo scorrere in diretta delle immagini.
Il caldo mi opprime,
il corpo è levigato dal sudore,
tengo stretta tra le mani la bandiera tricolore.
Gli azzurri corrono con velocità
divincolandosi tra gli avversari
come se fossero lucertole.
Palleggiano con completa indifferenza
fino a ghermire la palla e azzeccare
un tiro perfetto.
Il fiato mi si fa compatto nell'aria pesante
un urlo a tutta gola irrompe nella stanza
a questo se ne aggiungono degli altri
da case lontane, fino a formare una parola
sola in un solo suono
GOAL!.
Antologia Collana RadioRime 101.9 - Dimensione Poesia 1995

______________________


Ho voglia di volare,
ma delle sbarre di acciaio
mi tengono prigioniera
in uno spazio per me troppo stretto.
Ho le ali, voglio volare,
saltare in libertà tra i rami in fiore,
volteggiare nel cielo azzurro,
cinguettare confusamente al tramonto.
Invece, mi ritrovo a trascorrere la vita
rinchiusa in una gabbia, sognando la mia
libertà.
Antologia Collana Radio Rime 101.9 - Dimensione Poesie 1995.

 
 

PAESE MIO

Vorrei girare il cielo come una rondine e posarmi sopra il tetto di una di quelle biancastre e mute case del mio paese. Con nostalgia lo rivedo accoccolato su gibbosi monti sotto la luce azzurra e trasparente di un giorno di primavera. Lo rivedo avvolto da un leggero vento che scioglie gli ultimi nodi del rigido inverno. Lo rivedo quando nell’aria densa si respira l’odoroso fieno lasciato seccare al sole. Vorrei girare il cielo come una rondine e raggiungere il mio paese che ora dista da me centinaia di chilometri… Per questo mi appare lontano come un’ambita e preziosa meta da raggiungere.

(Tratto da Pensieri e Parole)

(Aquerello - "Farfalle in gioco"

F. Lucidi  - Marzo 2008 )

LO STRANO GIOCO DELL'AMORE

 Datemi pennelli, colori, tavolozza

e con la fantasia inventerò qualche bozza.

Dipingerò il cielo del colore dei tuoi occhi

e celeri nuvole da sembrare fiocchi.

Dipingerò il sole del colore dei tuoi capelli

e arenili spiagge da sembrare gioielli.

Dipingerò il mare del colore delle tue

labbra e spumeggianti onde da

sembrare ambra.

Dipingerò i monti del colore della tua pelle

e alpini fiori da sembrare stelle.

Dipingerò sulla tela un amore a me vicino

dipingerò per voi un paesaggio marino.

 Antologia Collana Radio Rime 101.9

- Dimensione Poesie 1996 

(Aquerello - "Incontro di stagione"

F. Lucidi - Aprile 2008)

 SI PUO' ESSERE LIBERI

E' libero chi porta avanti le sue idee

senza lasciarsi intimidire da consigli

insensati, chi cambia marcia quando

il mondo attraversa le stesse strade.

E' libero chi ha il coraggio di dire BASTA

all'efferatezza dei poteri, a un grammo

di polvere bianca, a infusi che

confondono la mente.

Si è liberi quando ci si lascia rapire da

una passione, da un sogno da seguire,

da un progetto da realizzare.

Autonomia di potersi muovere nella città

senza aver paura dell'eco dei propri passi,

ci fa sentire liberi.

Lasciarsi sostenere da chi tende la

mano, rischiare l'incerto per il certo,

regalare un sorriso a chi non conosce

altra gioia che il dolore, vivere ogni

giorno diverso dall'altro schivando

lamenti ed eccessi di collera, è libertà.

L'indipendenza presa nei gesti quotidiani

allontana la morte a piccole dosi,

perchè per abitare nel mondo

non occorre unicamente

soffiare sulla vita.

Antologia “Liberi” -

Premio di Poesia Gaetano Errico –

IX edizione 2007

(Aquerello - "Trittico Marino" -  F. Lucidi

Maggio 2008)


 

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Non possono esserci nel mondo guerre di religione. La religione è l'ampliamento della vita fino all'estremo limite.

Quante emozioni regala una cartolina. Genova: il quadro impressionista del porto, le navi ormeggiate sulle banchine e la tua voce che trascina le parole, di poeti e cantautori. Genova, accogli i tuoi visitatori, irriverente, fluttuante, totalmente romantica. Chi ti guarda vede una vecchia signora, arrogante, chiusa, ostile, difficile, ma sotto la tua pelle camaleontica, si nasconde un'anima, che eslode nel testo di una canzone, o dalle mani di un pittore. Il ricordo del mio amore è rimasto là, ora che sono lontana, porto con me la sua foto e ogni volta che bacio la sua bocca, è come se baciassi te Genova, e il tuo profumo di mare.

Il mondo è una perpetua caricatura di se stesso: in ogni momento è la presa in giro e la contraddizione di ciò che finge di essere." George Santayana (1863-1952), filosofo e scrittore statunitense.

Il vento che stende le sue mani leggere, è silenzio. Le onde fluttuanti sopra un mare immobile di luce, è silenzio. Silenzio è il nostro amore, che ci illumina il cuore quando la vita è in tempesta. Silenzio sono le parole pensate ma non dette. Il perdono che si concede al nemico è silenzio. Una donna che arreca con la sua bellezza benefici agli uomini, è silenzio. Silenzio è la mente umana che si apre all'infinito. Silenzio è un rosario recitato, che fa eco ai voli e ai tremoli festosi di uccelli in aria. Un luogo qualunque, dove non c'è guerra, è silenzio. La brezza carica di profumi, è silenzio. Desidererei rimanere a lungo in silenzio, ma la vita mi spinge a riprendere la strada.

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27 gennaio 2012

LA LETTERATURA RICORDA LA SHOA’

27/01/... ACCADDE OGGI

Ancora oggi non si può fare a meno di sfogliare la pagina più atroce, più vergognosa della storia della Germania moderna. Non si può strappare all’indifferenza umana, la morte di 6 milioni d’ebrei nei campi di concentramento nazisti. Gente inviata nei campi di sterminio, perché considerata “razza inferiore”.

Primo Levi fu deportato ad Auschwitz ai primi mesi del 1944 con altri ebrei italiani del campo di concentramento di Fossoli. La mostruosa esperienza del Lager nazista, chiamato campo di lavoro, ma in realtà campo di sterminio, gli suggerì: “Se questo è un uomo”, uno dei libri più alti della letteratura europea ispirata ai campi di concentramento.

In queste pagine Primo Levi ci mostra un mondo infernale, in cui tutto è desolazione e squallore, in cui si “lotta per mezzo pane” e si muore “per un sì e per un no”. IL lager è regolato da meccanismi spietati: poche ore di sonno e poi veloce verso le latrine e il lavatoio. Il ritmo è svelto, perché inizia la distribuzione del pane: Brot-Broit-Chkeb-Pain-Lechem-Kenyer, pane in tutte le lingue che si parlano nel Lager, popolato di prigionieri d’ogni paese. Il lavatoio è un luogo poco invitante. L’acqua non è potabile, ha un odore disgustoso, le pareti sono decorate di pitture murali, che hanno lo scopo d’insegnare ai prigionieri come devono comportarsi. Il rapido e distratto sguardo di un sottufficiale delle SS, basta a decidere, chi deve continuare a vivere la vita del lager, chi dovrà passare alla camera a gas. Anche Dio è assente nel lager: è stato distrutto insieme con l’immagine dell’uomo.

Nel 1933 inizia in Germania la persecuzione razziale. La famiglia ebrea Frank composta dalla ragazza tredicenne Anna, dalla sorella maggiore Margot e dai loro genitori si trasferisce ad Amsterdam, ma nel 1940 i nazisti occupano l’Olanda e anche lì cominciano i rastrellamenti degli israeliti. Nel luglio del 1942 i Frank, insieme alla famiglia Van Daan e al dentista Dussel, si chiudono in un alloggio segreto, aiutati da alcuni amici che li riforniscono di viveri. Vi rimangono due anni, finché il 4 agosto 1944 la polizia tedesca li scopre e li deporta nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove muoiono tutti, tranne il padre di Anna. Finita la guerra, nel nascondiglio sarà ritrovato il diario tenuto dalla ragazza in forma di lettere all’immaginaria amica Kitty. Queste pagine commuoventi e ingenue, seppure rivelatrici di una precoce maturità, sono pubblicate nel 1947 col titolo “La retrocasa.”In queste lettere traspare il desiderio sconfinato di vita, d’allegria, mentre la tragedia che incombe sembra persino proibire i sogni e gli entusiasmi irrepetibili della giovane Anna Frank.

Ho cercato in queste poche righe di riassumere i terribili eccessi del nazismo tedesco. Come riferimento letterario ho nominato Primo Levi e Anna Frank, perché con la loro testimonianza hanno narrato la tragedia chi li ha visti protagonisti. Con questi scritti autobiografici, gli autori riescono a descrivere, con accenti di cristiana rassegnazione e con incisiva semplicità di linguaggio, le indicibili sofferenze patite. Non è espresso esplicitamente, ma in queste opere si avverte l’atto d’accusa contro le violenze subite dal regime nazista.

Di seguito è riportata la testimonianza di un deportato.

“C’erano l’abbrutimento completo, il lavoro forsennato, la furiosa brutalità dei capi. I detenuti non beneficiavano di cinque ore effettive di sonno, perché erano tormentati dai parassiti. Il riposo domenicale del pomeriggio era stato soppresso, ma in compenso legnate tutto il giorno, i cani costantemente alle calcagna, l’ossessione della minima mancanza, la razione diminuita, la mancanza totale di cure mediche, le terribili esperienze dette scientifiche dei trapianti umani e le camere a gas. (Dr. Goude)


26 gennaio 2012

IL 26 GENNAIO DEL..... ACCADDE....

26/01/1887 iniziano i lavori di scavo per la costruzione della Torre Eiffel di Parigi

26/01/1905 è trovato in Africa il “Cullinan” il più grande diamante grezzo di 3.106 carati e 621 grammi di peso. Una parte dei 105 diamanti ricavati dal taglio fa parte della corona britannica.

26/01/1980 muore a Roma all’età di 77 anni Peppino de Filippo

26/01/2003 Muore a Roma il ballerino don Lurio

26/01/2005 Condoleeze Rice è designata Segretario di Stato. E’ la prima donna afro-americana a ricoprire una carica così importante.

25 gennaio 2012

IL 25 GENNAIO DEL .... ACCADDE...

25/01/1947 a Miami in Florida muore all’età di 48 anni il gangster Al Capone.

25/01/1959 Papa Giovanni XXIII annuncia il concilio Vaticano II

25/01/1961 Arriva nelle sale cinematografiche il cartoon Disney “La carica dei 101”.

25/01/1985, 45 artisti s’incontrano in uno studio per incidere “We are the world” canzone scritta da Micheal Jackson e Lionel Rich per il progetto, “Usa for Africa” raccogliere fondi per sostenere l’Etiopia colpita da una grave carestia.

25/01/1990 muore a Londra a 67 anni l’attrice Ava Gardner

25/01/1990 Silvio Berlusconi diventa presidente della Mondatori

25/01/1999 viene realizzato il primo trapianto chirurgico di mano

25/01/2004 Il rover Opportunity raggiunge il suolo di Marte per analizzare le superficie del pianeta.

24 gennaio 2012

24 GENNAIO

Oggi nasce sul mio blog una nuova rubrica: ACCADDE OGGI. Ogni giorno riporto gli avvenimenti più salienti che hanno caratterizzato quel giorno , negli anni trascorsi, questo per non perdere la bussola con il passato.   


24/01/1975 con il voto favorevole del Senato e poi della Camera il Parlamento fissa come età minima per il diritto a voto 18 anni. 

24/01/1983 si conclude il processo che ha portato i Brigatisti a scontare 32 ergastoli e 1200 anni di reclusione, per il rapimento e l'uccisione brutale di Aldo Moro.

24/01/2002 grazie alle denunce di Striscia la Notizia, e anni di indagini, vengono arrestate le urlatrici false venditrici Anna Marchi  e sua figlia Stefania Nobile, con l'accusa di truffa ed estorsione.  

24/01/2004 muore all'età di 81 anni il simbolo dell'industria e l'imprenditoria italiana: Gianni Agnelli, amante della Fiat e della sua Juventus. 

30 dicembre 2011

IL PONTE “FANTASMA” SULLO STRETTO DI MESSINA

In futuro dovremmo dire addio al ferry-boat che fino ad oggi accompagna la traversata via mare degli italiani, da Scilla a Carriddi? Una buona parte degli italiani spera di sì. A farsi avanti in questi ultimi giorni sono le associazioni ambientalistiche che da subito hanno lanciato un appello al governo Monti, chiedendogli di respingere il progetto di costruzione del Ponte. I motivi sono molti, legati all’impatto violento sul paesaggio, ma anche all’inutilità dei lavori. Nel 2005 fu l’Eurolink che si aggiudicò l’appalto per realizzare l’opera con un’offerta di 3,88 miliardi di euro. Tra le clausole il contratto prevede il recesso da parte dell’azienda appaltatrice senza alcuna penale, ma nel caso in cui iniziassero i lavori, e fosse aperto il cantiere, e il governo decidesse di recedere, dovrebbe pagare una penale di circa 312 milioni di euro. A oggi, solo in fase progettuale il ponte costa 66 milioni di euro. Per questo le associazioni stanno intervenendo sul governo Monti, vogliono impedire l’apertura dei cantieri, così da evitare poi allo stato di versare penali astronomiche per lasciare un’impresa che di per sé sembra inutile. La Sicilia ha bisogno di migliorare e correggere gli impianti idrici, esistono tratti di autostrade insicure e inadeguate. Occorre sistemare e modernizzare la rete ferroviaria e idrica, e puntare l’attenzione sull’energia alternativa e rinnovabile, in un territorio che favorisce l’utilizzo dell’eolico. Il ponte non è moderno. Nel mondo ne esistono altri cinque con lo stesso profilo, e se davvero fosse terminato, sarà un’opera obsoleta e non spiccherebbe certo di originalità.

22 dicembre 2011

IL CANTO D'INVERNO

In Canto d’Inverno, l’autrice Annarita Faggioni ritrae l’infelicità del suo animo: sottile, percettivo, distinto e profondo, dopo la caduta improvvisa di un sogno: l’amore. I versi che esprimono con immediatezza i sentimenti e i moti dell’animo ricordano a distanza “L’ultimo canto di Saffo” di Giacomo Leopardi. E se Saffo, grande poetessa greca, respinta dal suo amato, soffre terribilmente, tanto da gettarsi in mare, dalla rupe di Leucade, Annarita Faggioni, torna a essere cantore della vita, capace di regalare una nuova emozione, che avrà il profumo della rinascita. Trentatré liriche che confermano come da un dolore (l’abbandono) a volte si viene fuori, servendosi come palliativo l’onda dei ricordi.

In questa raccolta è la natura a rivestire il ruolo primario e l’autrice la rappresenta in due modi diversi.

Nell’incipit “Mare” la natura è visiva. “Mare che leggero specchi le stelle. Nella tua leggerezza accompagni il sole”. Il mare diventa elemento descrittivo, è presentato così come si pone sotto lo sguardo della scrittrice.

Nell’incipit “Neve” la natura è visionaria. “Piove ghiaccio sul nostro infranto vivere”. La neve è idealizzata a metafora di un particolare stato d’animo. In questo caso non è la natura protagonista della poesia, ma “l’io poetico”, “la neve” riflette solo l’atteggiamento interiore dell’essere umano. Un altro esempio di espressione figurata si ritrova in“Sensazione”, dove la natura rivela una reazione psico-fisica. “Ma il tuo avermi dato le tue speranze, mi rende come il sole velato da un candido desiderio di nuvola”.

Non ha senso oggi classificare o criticare forme d’espressione artistica, perché ogni autore trasmette la propria esistenza, secondo l’obiettivo spassionato e imparziale che si è cucito addosso nel corso degli anni. Così Annarita Faggioni, dapprima astensionista dalle certezze della vita, poi illuminata dal limpido “spiraglio” della speranza, ritrova se stessa, nel rappresentare non una passione umanamente affinata, ma un sentimento esaltato come slancio totale della sua anima.

Il linguaggio duro e tagliente asseconda l’andamento pensoso dei versi. Versi non fondati sulla fantasia, ma sulla riflessione. Più l’autrice interroga il suo inconscio, più si trova la vera poesia.                                                                                                                     Fabiola Lucidi
Canto D'Inverno 68 pagine 7.50 € richiedilo in copia autografata (14 copie disponibili) su Lulu - 

Recensione Prelevata dal sitohttp://www.ilpiacerediscrivere.it/canto-dinverno-il-punto-di-fabiola-lucidi/#more-1638


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29 novembre 2011

LA RINASCITA

L’Afganistan è stato definito uno dei peggiori posti, dove far vivere un bambino. Secondo il rapporto Unicef uno su cinque muore prima del compimento del quinto anno di età. Più di seicento mila bambini dormono per le strade e più di due milioni sono orfani.

Di fronte a questo quadro devastante, c’è una donna che oggi sta cercando di ribaltare in positivo le statistiche. Lei si chiama Andeisha Farid, ha ventotto anni e dal 2008 a Kabul sta portando avanti un progetto, che riguarda la creazione di orfanotrofi dove ospitare “l’infanzia perduta”.

Farid ha vissuto sulla sua pelle, lo stesso disagio che vivono questi bambini, in un paese pieno di contrasti e poco sicuro. Lei è nata in Afganistan 1983, lo stesso giorno i bombardamenti sovietici trasformarono la sua città in un cumulo di macerie. La sua famiglia migrò verso l’Iran, nei campi profughi. Lì vide il dolore, la miseria, la fame, la povertà. La città più vicina era a tre ore di distanza. Le persone che vivevano nel campo non avevano accesso alla scuola, non c’era acqua potabile, bisognava recuperarla a chilometri di cammino. I suoi occhi hanno visto cose impressionanti: una donna incinta morire di parto, bambini spirare per malattie intestinali, patologie che si possono curare da subito, con l’ausilio di medicinali adeguati. Ha vissuto nel campo per alcuni anni, poi nel 1992 la famiglia pensò di rientrare in Afganistan. Ma il viaggio di ritorno non fu come se lo erano immaginato. La polizia di frontiera iraniana aprì il fuoco sull’automobile, e nel tragico evento, suo fratello di dodici anni morì, mentre suo padre e sua sorella di tre anni rimasero feriti. In Afganistan non c’era più niente, qualche famiglia sopravvissuta, e tutt’intorno l’incubo delle mine antiuomo. La guerra civile aveva portato al crollo delle infrastrutture. Le donne subivano violenze e i bambini erano reclutati dai talebani e usati come kamikaze, diventavano vittime della tratta di minori, subivano abusi fisici. L’idea di aprire un orfanotrofio le venne quando frequentava l’università in Pakistan. Molti bambini passavano il loro tempo a elemosinare cibo per strada: una visione demolente. Farid a quel punto pensò che per lei si prospettavano due scelte di vita: sposarsi e fare tanti figli, oppure dedicare la sua vita ai bambini afgani e permettere loro di ricevere la stessa istruzione che lei aveva avuto. Iniziò con venti bambini, in una piccola casa a Islamabab. Da subito si assicurò che i ragazzini andassero a scuola, perché in un paese “perduto” come l’Afganistan avere l’istruzione significa appropriarsi del senso di sicurezza e di indipendenza. Un bambino istruito oggi, potrà diventare medico o ingegnere domani e restituire con il suo talento dignità all’Afganistan. I bambini ospitati in questi orfanotrofi appartengono a sesso, lingua, religione, razza e colore diversi. Vivono insieme e sono tutti uguali. Ogni bambino è finanziato dal contributo di genitori a distanza di tutto il mondo, che dietro il pagamento di una quota garantiscono al bambino istruzione, cibo, vestiti, cure mediche. E’ difficile portare avanti il progetto perché la società è prettamente maschilista, e promuovere la parità dei sessi dando alle femmine le stesse opportunità che si danno ai maschi, è un’impresa impervia, visto che l’autorità locale oppone resistenza. Queste ragazze in futuro vogliono diventare politici, giornaliste e coprire ruoli importanti perché quello che cercano nel loro paese è il cambiamento radicale.



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permalink | inviato da fabilux il 29/11/2011 alle 21:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

12 novembre 2011

CESARE PAVESE

CESARE PAVESE

La vicenda umana e letteraria di Cesare Pavese si sviluppa sullo scenario dell’ultima guerra. Tutto il dilemma della sua vita, si concentra sul come combattere la propria solitudine, e come esporsi con gli altri. All’arte, lo scrittore, chiede la soluzione di questo problema, cercando, con la serietà e l’impegno del suo mestiere, al quale sacrifica tutta la sua esistenza, di porsi pienamente nella realtà, di dare poesia agli uomini, e di trovare in questo, anche la motivazione della sua inquietudine e del suo destino. Pur ispirandosi al costume contemporaneo e alla verità, il Pavese tende sempre a convertire fatti e vicende ad alcune immagini esemplari, e molto espressive. Di qui nasce l’idea del mito. Il mito, rappresenta per il Pavese, l'elemento primordiale della coscienza. L’autore ha così definito i suoi miti: “Violenza e sangue sui campi - festa in
collina - camminata in cresta - mare da riva”. Pavese non partecipa alla resistenza armata, vi assiste in solitudine, angosciato per la sorte degli amici che sono stati deportati o hanno impugnato le armi. Medita sull'assurdità del conflitto, e nel romanzo “La casa in collina", c’é una presa di coscienza, tanto da scrivere che ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione. Il 13 maggio 1935, la polizia fa irruzione in casa sua e recupera lettere che Altiero Spinelli, ancora in carcere, scriveva a Tina. Da qualche tempo, Cesare riceveva al proprio indirizzo la corrispondenza che il suo amico mandava alla sua amata, e che poi lui, s’impegnava a trasmetterla alla donna senza aprirla. Tanto basta, per finire in
prigione, dapprima a Regina Coeli e poi isolato a Brancaleone Calabro, con una condanna a tre anni, (ma scontato solo uno). Da quel paese, lontano dalla sua Torino, lo scrittore scrive lettere alla sorella,
agli amici e alla “donna dalla voce rauca”, come lui la chiama. Una donna, fisicamente non bella, ma forte e volitiva, così diversa caratterialmente da lui, per questo tanto desiderata. Per tutti i mesi d’isolamento, si sente ricambiato nei sentimenti, la donna gli scrive qualche cartolina, e lui riesce alla fine a comunicare e a combattere la solitudine, tanto da rifiutare una probabile richiesta di grazia, solo per non apparire
agli occhi della sua amata un debole. Nel marzo del 1936, a Pavese gli è concessa all’improvviso la grazia. Prende il treno e parte per Torino, dove alla stazione lo aspetta l'amico Sturani, che gli comunica di dimenticare la donna dalla voce rauca, perché nel frattempo si era sposata. Dopo quel tradimento le donne sono rappresentate dal Pavese come un frutto di carne, da strappare dall’albero e goderne un solo istante, o addirittura espressione di infedeltà e indifferenza. Ne "Il carcere”, parlando di una donna scrive: “E’ bella come una capra. Veniva dalla montagna ed era proprio una capra, pronta a tutti i caproni". “Il carcere”, Pavese lo scrive dopo aver scontato il suo esilio; affidandosi alla memoria, contemplando la storia con maggiore distacco, perché ritornato nella sua città, riesce ad assopire il rancore e il doloroso senso d’abbandono. Muore suicida a Torino, dove visse la maggior parte della sua vita, nel 1950.

                                                                                                                Fabiola Lucidi

1 novembre 2011

VISITORS

Visitors è una serie televisiva americana del 1984. E' andata in onda in Italia su Canale 5, ma solo le prime 19 puntate, perché ad un certo momento il film ha subito dei cali di ascolto, tanto da portare i dirigenti Mediaset ad annullare la programmazione.


Personalmente le avventure dei Visitors mi hanno sempre affascinata, tanto da andare alla ricerca di qualche filmato. Youtube contiene tutte e 19 le puntate in versione italiana, e devo dire, che nonostante gli anni, è un genere che appassiona. 

La storia riprende la lotta tra il genere umano e i visitatori, extraterrestri che nascondono la loro entità di rettili, nelle sembianze di essere umano. 

Andando avanti nelle puntate si capisce che le intenzioni dei visitatori verso gli uomini non è pacifica, anche se nel gruppo c'è chi si schiera dalla parte dei terrestri, rivelando inquietanti segreti.

I topi sembra essere il cibo preferito dei Visitors, ma non disdegnano di altri animali che a noi farebbero vomitare solo incontrarli davanti i nostri occhi.

E' una serie che consiglio a chi non ha avuto l'occasione di vederla negli anni ottanta, di andarsi a ricercare su youtube, vale la pena conoscerla.

7 ottobre 2011

Castione della Presolana "perla delle orobie"

           

Castione della Presolana è un comune di 3.500 abitanti in provincia di Bergamo, ai piedi del Massiccio della Presolana. Si trova a 1.000 metri sul mare, nell'incantevole panorama del Parco delle Orobie. 

Chi decide di trascorrere una vacanza a Castione della Presolana, è alla ricerca di pace. I boschi che si snodano tra abeti, faggi e pini, regalano paesaggi incantevoli, soprattutto in inverno, quando la coltre di neve si stende sul fogliame appeso a rami secolari.

A Castione della Presolana il turista respira aria di libertà. Il viaggio naturale tra ruscelli e natura selvaggia, incanta in qualsiasi stagione. Si può organizzare un'interessante escursione e sostare in una baita di montagna, oppure in inverno tuffarsi su un soffice tappeto di neve. Valle dei Mulini presenta alte pareti calcaree dove è possibile praticare l'arrampicata per la presenza di tracciati, mentre nella stagione fredda, il passo della Presolana e il Monte Pora, formano un moderno comprensorio sciistico. Particolari sono i contrasti di colori, e l'armonia dei paesaggi che alitano nell'antica via del Latte.

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